Scritto del nonno Arrigo a Mercedes

Scritti del nonno Arrigo alla Mercedes

 

LIV° (19 Maggio 1971)

Bologna-Albergo Milano Excelsior

 

 

Mia cara piccola Mercedes

il tempo è quasi passato ed io non so quanto riuscirò a scrivere oggi qui a Bologna nel 54° anniversario del mio matrimonio- di questa lunga lettera che da tempo medito di lasciarti per quando, compiuti i quattordici anni, sarai bene in grado di comprendere perché il tuo vecchio nonno vuole che tut sappia per renderti comprenda quale grande immenso affetto ti circondi e vegli sopra di te, ricordo vivente di quella tua Nonna che qui alla Certosa di Bologna doerme aspettandomi…..

Mentre scrivo penso che cinquantaquattro anni fa eravamo a Roma all’Albergo Boston – Lei aveva deposto l’abito bleu (un tailleur bleu con risvolti perla, chiari – al collo e sulle tasche) con cui si era presentata alla cerimonie – in chiesa e in Municipio, poi a pranzo al Boston – poi di corsa a Santa Marinella a salutare la sorella Gina malata, e in gran fretta correvamo a Via Principe Umberto 27B dai tuoi bisnonni dove anch’io che ero in divisa dovevo cambiarmi – per il viaggio che subito dopo il pranzo con i miei vecchi – i tuoi bisnonni – avremmo intrapreso per rientrare a mMarocco[1] dove Lei mi accompagnava per iniziare la sua nuova vita di “Signora Osti” moglie del Comandante la III Squadriglia Dirigibili Esploratori e dell’Aereoscalo che da Ravenna si sarebbe appunto trasferito a giorni a Marocco.

Erano quelli i primi momenti in cui eravamo soli – dopo il matrimonio. Ci fu un istante di tenerezza, ma          nulla più. Mi confessò qualche tempo dopo che si attendeva di più ma io invece mi ero proposto di aspettare per non essere angosciato dal pensiero delle altre cose da fare –E feci bene – direi di più: benissimo – Un giorno capirai meglio quanto ti dico – E poi ora- per questa sera di questo anniversario basta piccola cara – Dio ti benedica, la Nonna ti protegga – Io ti bacio anche per Lei-

 

Tuo Nonno

 

4 Dicembre 1971 – Santa Barbara

 

 

Mia cara piccola

Veramente avrei dovuto scriverti ieri – E ne avevo intenzione…..poi non so quali sopravvenuti piccoli incidenti della giornata me ne hanno distratto. Ieri infatti era il 60° anniversario del primo incontro con tua Nonna: ore 18 del 3 Dicembre 1911 vigilia di Santa Barbara.

Santa barbara è la protettrice della Marina, dell’Artiglieria, dei minatori e quindi degli Allievi della Accademia Navale. Anche oggi in quel giorno gli allievi che hanno compiuto 17 anni e superato il I° Corso, prestano giuramento nel corso di una parata militare e mettono le stellette che – sul colletto o sul bavero – distinguono i soldati d’Italia.

“Le stellette che noi portiamo, son disciplina di noi soldà” di cui la canzone di guerra del’15-’18.

Perciò all’Accademia Navale a Livorno è sempre festa grande. Nel 1911 Santa Barbara capitava di Lunedì e il giorno prima – come tutte le Domeniche – gli Allievi che nella settimana precedente non avevano riportato deficienze nelle interrogazioni a scuola e che non erano puniti avevano, nel tardo pomeriggio libera uscita. Quel pomeriggio ne approfittai (avevo ricevuto il “lautissimo” mensile da casa pochi giorni prima).

Non so perché mi attardai rispetto ai compagni. Finalmente uscii dal cancello dell’Accademia da solo per fare due passi e mangiare due paste da     in via Grande. La giornata era bella, l’aria mite, dalla passeggiata a mare si ammirava uno splendido tramonto.

Tutto conciliava il semplicissimo programma “igienico” che mi ero proposto.

I particolari rivivono nella memoria facilitata nel ricostruire le scene e gli avvenimenti dalla coincidenza dei fatti principali che interessano e definiscono gli anniversari. In questo caso vigilia di Santa Barbara, incontro con Mercedes.[2]

Io ero in uniforme ordinaria con cappotto. L’uniforme numero uno con un bel collettone duro fuori ordinanza ma adatto al mio lungo collo. Insomma senza essere un figurino stavo bene e per la mia statura potevo essere subito notato.

La tua bisnonna era uscita anche Lei dall’alloggio dell’Ammiraglio suo marito nonché tuo bisnonno ed era fuori del cancello. Mi aveva gà visto tre volte[3] e quindi mi riconobbe subito e mi chiamò: “Osti dove va?” “A fare una passeggiata Contessa” “La facciamo insieme!” “Con gran piacere”- E così facemmo insieme la passeggiata arrivando fino al Cantiere Orlando, a circa due kilometri, buoni venti minuti, parlando naturalmente della vita di Accademia, della guerra libica appena cominciata, di Aldo e Maria, di tutte le cosa che alla mente agilissima e sempre giovanissima della tua bisnonna che allora aveva 45 anni e per quanto precocemente incanutita e privatissima dalla perdita del figlio Lupo, aveva uno charme che incantava tutti quanti la ascoltavano. Tuo nonno più impalato che mai era fierissimo “d’etaler” la prova di benevolo interessamento di fronte ai compagni che con altri intenti facevano la passeggiata sul lungo mare.

Tornando indietro dal Cantiere, giunti all’altezza del Palace, tua bisnonna mi disse: “venga a vedere la nostra casa – Alberto e Mercedes stanno sballando i bauli”. “Onoratissimo”, fu la mia risposta. E così entrammo a villa Queirolo. Nella hall trovammo l’Ammiraglio non solo in borghese ma in maniche di camicia e quindi in una “mise” tutt’altro che regolamentare per ricevere la visita di un allievo.

Non era bello tuo bisnonno ma signore “jusqu’au bout des ongles”, quindi la smorfia di sorpresa la fece all’amatissima consorte, a me allungò cordialmente una mano come fossi già di casa, e del resto in tal qualità mi aveva ricevuto a pranzo pochi giorni prima.

Affaccendata accanto ad un armadio, protetta da un grembiulone bianco che la copriva più che largamente da capo a piedi e con la testa protetta da un fazzolettone bianco annodato per davanti, con martello e tenaglia in una mano, mi tese l’altra – Mercedes –

Non ci fu “coup de foudre” ma mi piacquero subito la semplicità assoluta della mise e del viso gentilissimo, la figura florida e robusta di ragazza solida e sana, la voce di tono piuttosto basso, la decisione immediata di continuare il lavoro.

Mi offrii di aiutarla a togliere i chiodi che fissavano la tela di imballaggio di un armadio, ma dopo tolti due tre chiodi mi disse che faceva più presto lei e che la lasciassi prendere la direzione dei lavori.

Naturalmente feci subito atto di sottomissione – Non si parlò che di imballaggi e di cose minute – Nessun accenno a quel che facevo io…..tutta intenta lei a non perder tempo, io ad ammirare la sua abilità e a secondarla – con la mia abituale scarsissima manualità – in quel poco che potevo. Dopio circa una mezz’ora l’Ammiraglio diede il segnale di partenza. Le signore si apprtarono per riassettarsi; poi tutti assieme rientrammo in Accademia – Saluti molto “stiff” da parte mia, molto cordiali e semplici dall’Ammiraglio – Prospettive di invito dalla Contessa – Stretta di mano franca e sorridente da Mercedes.

L’allievo salutò militarmente l’Ammiraglio con rigidità perfetta e poi più galantemente le signore, togliendosi il berretto come prescriveva l’etichetta navale di allora, e ancora per qualche anno, fino all’autunno 1915.

Io avevo realizzato la semplicità del vestito a lutto della suocera: una redingote nera con tocque e velo lungo, dietro le spalle – Non molto diverso quello di Mercedes, sempre lutto strettissimo – Cappello rotondo a larga falda e tailleur nero – con giacca a campana che si prolungava nella sottana lunghissima che nascondeva tutta la figura ma non l’altezza e la quadratura delle spalle.

Ripeto, niente “coup de foudre”, soltanto la sensazione che quelle proporzioni per quanto sagomate geometricamente avrei voluto averle più vicino. Così dopo sessant’anni, piccola mia, ti ho raccontato quella sera per me “famosa”.

Il giorno dopo – nella parata – io, guida di testa, impalatissimo, del primo plotone e responsabile quindi dell’allineamento di tutta la brigata allievi durante la sfilata, ero preoccupatissimo e marciavo impettito come non mai certo che una figura nera nera col vestito a campana, dietro lo schieramento delle Autorità che raccolte attorno all’Ammiraglio assistevano allo spostamento, mi avrebbe notato.

Una fotografia di quella parata c’è e che razza di palo fosse tuo nonno lo puoi giudicare confrontandomi con gli altri allievi – Ma forse anche quell’atteggiamento impalato fece il Suo effetto e tu ne sai le ulteriori conseguenze – Dio ti benedica

 

 

Nonno

 

11 Ottobre 1976 – La Darsena-

Porto Santo Stefano

 

Mercedes cara

Penso che l’indirizzare a te queste mie paginette, quasi a continuare quelle che anni fa, un giorno di Santa Barbara ti scrissi per raccontarti il primo incontro con la Nonna di cui porti il nome, avvenuto appunto o il giorno di Santa Barbara dell’11 o il giorno prima o il giorno dopo, sia il modo più opportuno….anche se queste pagine ti arriveranno dopo essere passate per le mani dei tuoi genitori e delle zie, e dello zio…..e dopo vario tempo.

Dunque sessanta anni fa – ottobre 1916 – ero secondo ufficiale del dirigibile M6 temporaneamente stanziato all’Aereoscalo di Jesi. Nell’agosto avevamo tentato di bombardare il Silurificio di Fiume ed eravamo dovuti tornare indietro ostacolati dalla bora dominante sul Quarnaro. Nel settembre avevamo bombardato il porto di Lussinpiccolo (ucciso un mulo) e poi ci eravamo trasferiti a Ferrara riuscendo ad evitare la rappresaglia di un bombardamento di idrovolanti sull’hangar di Jesi che l’accortezza del nostro Comandante aveva lasciato vuoto; appunto con il tempestivo trasferimento a Ferrara.

Tutto Settembre era così trascorso a Ferrara dove io ero rimasto con il dirigibile solo perché gli altri due ufficiali di bordo erano tornati a Jesi con il Comandante per coadiuvarlo nel riassetto dell’Aeroscalo bombardato dal nemico. A Ottobre Mercedes, crocerossina al fronte, sarebbe andata in licenza a Roma e il Comandante mi aveva promesso quattro giorni di licenza per andare a casa e vedere lei – Infatti rientrati a Ferrara Comandante e colleghi, il 9 Ottobre partii da Ferrara.

A Bologna andai a trovare Rita Emery (prima cugina di mia madre) e arrivai a Roma il 10 mattina. La sera dello stesso giorno o l’indomani mattina doveva arrivare Mercedes. Come già d’accordo per lettera non andai ad incontrarla alla stazione ma andai la mattina dell’11 alla Villa Adamoli a Monte Mario dove i tuoi bisnonni del Bono, tua prozia Gina del Bono e la tua trisnonna Ernesta Ferrari erano stabiliti da qualche tempo.

Il giorno 10 lo avevo passato con i miei genitori e a fare acquisti, fra l’altro un impermeabile bleu scuro da Giusti a Piazza di Trevi, adatto sia in divisa sia in abiti borghesi che piacque molto e che mi avrebbe permesso di fare buona figura presso Mercedes e i suoi. Inoltre andai da Hausmann a combinare per l’orologio, regalo di fidanzamento, con braccialetto e nome mio inciso sulla cassa che oggi, con altro bracciale, ha Giovanna.

Dunque la mattina dell’11 con una carrozzella (ce ne sono ancora a Roma!) Andai a Monte Mario, a Villa Adamoli, verso le 10. Mi ricevette Acquisto, il fedelissimo ordinanza-cameriere di mio suocero che mi conosceva dal 1911 quando ero allievo all’Accademia comandata da tuo bisnonno, che mi fece aspettare nella hall-salotto di entrata al pianterreno. Dopo un buon quarto d’ora fui chiamato di sopra e introdotto in un boudoir-toelette dove c’erano Mercedes seduta a un tavolo-toilette con un peignoir bianco sulle spalle, i capelli sciolti e lavati di fresco, e la tua bisnonna che la pettinava compiaciuta. Baciai entrambe molto semplicemente, ammirato dal florido aspetto e dai bei capelli della mia fidanzata e in fondo soddisfatto di tanta confidenziale accoglienza. Ci scambiammo le rispettive notizie e cominciammo subito a stendere programmi per i tre giorni che avevamo da passare assieme.

La bisnonna raccomandò che Mercedes non si stancasse e mi convinse che solo l’indomani si sarebbe andati a Roma dai nonni per l’incontro-presentazione. Perché Mercedes non si era mai incontrata coi i miei. Naturalmente ne aveva sentito parlare ma non ne aveva visto, almeno per quanto ne posso ricordare, nemmeno la fotografia. Era quindi desiderosa di incontrarli e vedere come erano sistemati in casa. Poco prima di pranzo vidi anche tua prozia Gina e tua trisnonna Ernesta che mi fecero ottima accoglienza – Gina specialmente si interessò al mio dirigibile, a quel che facevo a bordo e a quello che avevo potuto fare in guerra.

Il pranzo quindi andò benissimo, poi le future parenti si ritirarono e noi rimanemmo soli a chiacchierare nella più dolce intimità, interrotta da qualche passeggiata in giardino. Entrambi convenimmo che tutto il giorno senza far niente era alquanto imbarazzante e poiché la mia futura suocera mi aveva già invitato a rimanere a cena e a dormire a Villa Adamoli, decidemmo di andare insieme a prendere le valigie a casa dai miei. Siccome Mercedes non aveva provato l’abito civile mi accompagnò vestita da crocerossina. Così dopo il tè scendemmo a Roma facendo una bella passeggiata per la Via Trionfale poi in tram raggiungemmo casa dei miei a Via Principe Umberto. Mia madre però non era in casa (i telefoni allora non esistevano ancora nella case private!) e quindi presi la valigia che m’ero portato da Ferrara e con una carrozzella decidemmo di tornare a Villa Adamoli passando però per al Ministero della Guerra dove prestava servizio mio padre per informarlo dell’invito ricevuto dalla mia futura suocera e che di conseguenza non avrei dormito a casa e inoltre che l’indomani saremmo venuti a prendere il tè.

Mercedes fu contenta della diversione di programma e l’incontro fra la futura nuora e il futuro suocero fu quanto mai cordiale – mio padre si mostrò contentissimo, perché eravamo andati subito a salutarlo e a comunicargli la variazione di programma, superando quindi lo scrupolo del sentire che avremmo dormito sotto lo stesso tetto cosa che allora – secondo le regole della buona società – non era proprio ortodossa. Ci accompagnò alla carrozzella che aspettava in Via XX Settembre. Era già notte, il ,percorso discretamente lungo, quanto di meglio per due fidanzati per godersi la passeggiata, il ,panorama di Roma semioscurata ma illuminata dalla luna e, soprattutto, la gioia di essere finalmente soli.

Mentre scrivo penso che sono esattamente sessant’anni, e mi sembra di averla qui accanto sorridente come allora, lieta del presente, fiduciosa dell’avvenire. L’indomani passò benissimo – Tua bisnonna Adelina aveva ceduto a Mercedes un vestito di seta bleu scuro. Un vestito molto serio ma che le stava a pennello. Il cappello era a larga tesa, rotondo. Mi pare che anche all’andata prendemmo la carrozzella, per arrivare più freschi ma anche perché l’importanza dell’incontro tra suocera e nuora giustificava questa precauzione – più all’andata che al ritorno. E l’incontro è documentato da quella istantanea che prendemmo con la macchina kodak che aveva regalato a Mercedes Artom e che ora è in uno dei collages che mi accompagnano sempre.

Mia madre fu molto affettuosa con la futura nuora che ricambiò con molta spontaneità le attenzioni. La conversazione fu animatissima e Mercedes promise di tornare presto a salutarli. Volle anche vedere la casa e la camera dove dormivo io quando venivo a Roma. Naturalmente parlò di Alberto, mio fratello e tuo prozio, con grande simpatia, ricordando la visita che le aveva fatto a Tolmezzo.

Tornammo a Villa Adamoli ancora in carrozzella, felici. Il giorno dopo ripartivo per Ferrara.

Questo a Roma fu il terzo incontro con tua nonna del 1916 – Il primo era stato a Firenze il Venerdì Santo, il secondo sempre a Firenze la vigilia dell’Ascensione in casa Gigliucci seguito poi dalla visita al dirigibile a Campo Bisenzio. Poi ce ne sarà un quarto il 2 Novembre al ritorno con il dirigibile a Roma dopo il bombardamento di Sebenico. I primi tre incontri furono un succedersi, in incremento, di felicità, forse perché tutti brevi. Cioè senza quelle pause e quelle consuetudini che per i fidanzati accendono il desiderio di realizzare al più presto la vita comune. Questo avvenne al quarto incontro, felicissimo anche quello ma non così pienamente sereno come quello di ottobre che mi sembra aver rivissuto quasi lo filmassi davanti a te – Dio ti benedica e la tua Nonna ti protegga.

 

Nonno

 

 

Note aggiunte da Ornella Osti, figlia del Nonno (Arrigo):

 

Arrigo Osti sposò Mercedes del Bono il 19 Maggio 1917 nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte (varie cose del Bernini, del Borromini e la Madonnina alla quale mia madre era molto devota).

L’albergo Boston esiste sempre e ci stavano i nonni del Bono (lui ministro della Marina). In Via Principe Umberto stavano i nonni Osti. Nel 1911 il nonno tuo era all’accademia Navale di Livorno.

La tua bisnonna Adelina Ferrari sp. Alberto del Bono.

Cantiere Orlando: la famiglia della zia (mia) Maria perché poi moglie di Gian Filippo (Giannetto) del Bono fratello di mia madre e madre di Bona, Alberto e Gian Lupo.

Aldo e Maria- lo zio Aldo Osti morto in Libia e sua moglie Maria Gianbruni che era di Parma (ed avevano 2 figlie Pierina – poi professoressa e Luisa sp. Chiarelli da cui Raffaele).

Lupo del Bono morì di tifo a Sutri.

[1] Marocco, prov. di Treviso

[2] Tieni presente, quando vuoi ricordarti un fatto, una circostanza, un nome, di associarli ad un’altra circostanza o fatto simultaneo – anche se apparentemente indipendente – La simultaneità è sufficiente per meglio imprimere il ricordo – oggi si dice a registrare in memoria.

[3] La prima volta deve essere stata appena rientrato dalla licenza dopo la campagna di mare, precisamente la sera di lunedì 6 Novembre quando Lei – che aveva seguito il marito a Livorno per cercare alloggio per la famiglia – si era insediata nell’alloggio di cui l’Ammiraglio Comandante disponeva nella palazzina Comando dell’Accademia. La seconda, Domenica 12 Novembre quando mi invitarono a pranzo. La terza prima della fine del mese, comandato ad accompagnare la “Contessa” ad una “matinée” per i feriti della guerra di allora contro la Turchia. Come avrò occasione di ripetre la mia futura suocera si interessa a me perché ero fratello di tuo prozio Aldo morto di colera appena sbarcato a Tripoli il 31 Ottobre 1911, come aiutante Maggiore del Battaglione del I° Granatieri inviato in Libia. Aldo era molto amico dei del Bono perché tua bisnonna Adelina- nata Ferrari – era amica e conterranea dei Gianbruni e la tua prozia Maria – moglie di Aldo – era una Gianbruni. Aldo si era molto prodigato per i del Bono durante la malattia che pochi mesi prima aveva provocato la morte di tuo prozio Lupo del Bono, caporale al 2° Granatieri. Tutto questo determinava l’interessamento per l’allievo Osti.